Il progetto “digit”

La Casa di Reclusione di Padova, attraverso la cooperativa sociale AltraCittà e la rivista Ristretti Orizzonti, e con la
collaborazione della Casa della Memoria del Veneto, ha avviato un’attività digitalizzazione della documentazione
giudiziaria dei processi per terrorismo e fenomeni eversivi avvenuti nel Veneto.

Perché gli atti dei processi e non solo le sentenze?
Verità giudiziaria e verità storica hanno fini diversi. I processi penali mirano ad accertare la responsabilità di soggetti
determinati rispetto a specifici reati per comminare pene adeguate, per conto dello Stato. La ricerca storica invece ha
lo scopo di comprendere, gli eventi del passato, rintracciarne l’origine, ricostruire i nessi, gli sviluppi, analizzare il
contesto, e valutare l’influenza del passato sul presente.
Però, anche se gli obiettivi sono diversi, sia la magistratura inquirente, sia gli storici hanno a che fare con prove e
indizi, e il lavoro dei magistrati lascia tracce documentali preziose per lo storico. A questo fine il materiale processuale
relativo alla fase istruttoria e dibattimentale, con le testimonianze, la documentazione sequestrata, le perizie, il
materiale fotografico e i corpi di reato possono diventare importantissime fonti di ricerca storica.

Perché la digitalizzazione?
Storici e archivisti nei tentativi di utilizzare fonti giudiziare nei loro studi si trovano spesso di fronte a importanti
difficoltà sia di conservazione sia di consultabilità dei fascicoli.
Nei tribunali infatti ci sono oggettivi rischi di dispersione o danneggiamento dei fascicoli non solo per azioni indebite,
ma anche per motivi logistici. Inoltre agli atti processuali che si trovano presso i tribunali si può accedere solo
dimostrando un interesse legittimo da tutelare. Persino per le sentenze – pubbliche fin dall’origine e consultabili
presso i tribunali – spesso ci si trova di fronte a difficoltà logistiche che ne rendono difficile l’accesso. La
digitalizzazione risolve i problemi di conservazione e rende estremamente più semplice la consultazione.

La Rete degli Archivi per non dimenticare
Il lavoro del laboratorio di digitalizzazione di Padova si inserisce nell’ambito del progetto ‘Rete degli archivi per non
dimenticare” formata da Archivi di Stato, Soprintendenze Archivistiche e archivi privati, centri di documentazione e
associazioni che hanno lavorato per conservare e tutelare la memoria storica del nostro paese riguardo alle tematiche
legate al terrorismo, alla violenza politica e alla criminalità organizzata.
Il lavoro viene svolto secondo le linee guida e i criteri elaborati da un’apposita commissione scientifica, sulla base
delle esperienze dei progetti già avviati e con la collaborazione delle professionalità messe a disposizione da tutti i
partecipanti al progetto.
I “poli” della Rete consentono ai ricercatori di trovare in un’unica sede, raggruppati per area tematica, materiali relativi
ad atti giudiziari i cui originali sono dispersi in sedi geografiche diverse. L’uniformità degli standard tecnologici di
digitalizzazione è importante per garantire la possibilità di condurre ricerche in contemporanea su diverse banche dati.

Il lavoro in corso a Padova
La cooperativa AltraCittà, grazie alla collaborazione del Tribunale di Padova, ha cominciato la digitalizzazione dei
processi per eventi terroristici avventi in città negli anni Settanta: gli omicidi di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola
nel 1974, l’omicidio dell’agente di polizia stradale Antonio Niedda nel 1975 ad opera delle Brigate rosse e gli omicidi
dei carabinieri Enea Codotto e Luigi Maronese da parte dei Nar.
Casa della Memoria e cooperativa AltraCittà sono già al lavoro per trovare le risorse necessarie per poter procedere
con la digitalizzazione degli atti degli altri procedimenti giudiziari per terrorismo avvenuti nel Veneto, a partire degli
omicidi del commissario di polizia Antonio Albanese, e dei dirigenti della Montedison Sergio Gori e Giuseppe Taliercio
avvenuti a Mestre. Gli atti dell’omicidio di Lino Sabbadin sono invece già stati digitalizzati a Milano dove si è svolto il
processo ai Pac di Cesare Battisti.

I soggetti
• Il progetto Digit è stato finanziato dalla Cassa delle Ammende, un ente istituito presso il Dipartimento
dell’Amministrazione Penitenziaria, dove confluiscono le somme versate a seguito di sanzioni disciplinari o pecuniare
disposte dal giudice, gli importi ricavati dalla vendita di corpi di reato non reclamati da chi ne avrebbe diritto e i
proventi delle manifatture carcerarie.
• La Casa di reclusione di Padova, unico istituto di pena del triveneto, ospita attualmente circa circa 900 detenuti, a
fronte di una capienza di circa la metà. Solo circa un terzo delle persone detenute può accedere ad attività formative,
culturali, lavorative.
• La cooperativa sociale AltraCittà, si occupa dal 2003 di progetti che servano a creare sbocchi occupazionali per
persone detenute, ex detenute o in misura alternativa alla detenzione. Ha attivato laboratori di catalogazione,
informazione, documentazione, grafica, legatoria e cartotecnica attraverso la formazione e l’autoformazione. La
cooperativa coordina assieme all’associazione “Granello di Senape di Padova Onlus” l’attività del Centro di
Documentazione Due Palazzi della Casa di Reclusione di Padova, che comprende la redazione della rivista Ristretti
Orizzonti (partner del progetto tramite l’associazione Granello di Senape Onlus) il gruppo Rassegna Stampa, il tg Due
Palazzi, il laboratorio di legatoria e cartotecnica, la biblioteca del carcere.
• La Casa della Memoria del Veneto è un’associazione che si propone di fornire alle vittime del terrorismo e ai loro
familiari informazioni sui loro diritti, sostegno emotivo o psicologico, e assistenza per la prevenzione di vittimizzazione
secondaria. Promuove inoltre iniziative per la conservazione e l’approfondimento della conoscenza del terrorismo e
dello stragismo, attraverso la digitalizzazione delle fonti storiche come gli atti dei procedimenti giudiziari, la
promozione di studi sulla storia del terrorismo, e l’organizzazione di manifestazioni e convegni per informare la società
civile e sensibilizzarla sulla tematica della violenza politica.

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