AltraCittà al lavoro negli archivi

Sono trascorse da poco le nove del mattino, Francesco e Walter controllano il contenuto di grossi scatoloni. Al loro interno, faldoni da classificare e collocare, come un modulo registrazione non conformità o un vecchio bando di concorso.
Siamo a Legnaro, nella sede dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, un ente pubblico di ricerca impegnato nella sicurezza alimentare e nella salute animale. Non è il primo appalto/incarico di gestione degli archivi vinto dalla cooperativa sociale Altra Città: quello delle attività sociali del Comune di Padova e l’Archivio di Stato, solo per citarne alcuni.

Il luogo di lavoro qui a Legnaro è l’archivio di deposito, dove transitano tutti i faldoni – o meglio gli scatoloni colmi di faldoni – in attesa di essere catalogati e collocati. Lo scopo finale è permettere di conservare e consultare all’occorrenza tutte le documentazioni prodotte dall’ente nel tempo. Smistare, schedare e collocare: questo in sintesi il lavoro della cooperativa. È iniziato tutto con un appalto biennale nel settembre 2013.
“Per due anni abbiamo lavorato per sistemare l’archivio storico. Decenni di attività di ricerca accatastati senza criterio in una gigantesca soffitta, parliamo di milioni di dati”, racconta Valentina detta Valle (perché di Valentine in coop ce ne sono due), vicepresidente della cooperativa. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie è un ente imponente dove transitano migliaia di persone ogni anno.

Prima dell’arrivo della cooperativa, l’archivio di deposito e quello storico assumevano le sembianze di un girone dantesco. Era complicato persino muoversi, così i dipendenti erano costretti a cercare i faldoni nella confusione totale, confidando nella propria memoria e nella buona sorte.

Adesso è un vero e proprio archivio funzionale. Tutto è schedato e si può procedere, finita l’emergenza, a gestire il corrente.
Spesso i documenti vengono prelevati direttamente dagli uffici. “Ci chiamano per ritirare il materiale e noi andiamo. Lo schediamo, lo riordiniamo e cerchiamo una collocazione definitiva”, conclude Valentina.
Il primo incarico è stato conferito in via diretta. Poi, l’estate del 2015, l’Istituto ha indetto una nuova gara per la gestione biennale, vinta da Altra Città che ha superato altre due concorrenti. La nota più bella è che tra i criteri del bando non c’era l’aver già lavorato presso l’ente. “Qualità del lavoro, partecipazione di persone svantaggiate e convenienza dell’offerta, questi i criteri principali. Vincere è stata una grande soddisfazione”, confida Sabina, supervisore.
Si lavora su quattro mattine a settimana. La squadra è diretta da Mirko, archivista professionista, mente e coordinatore di tutto; poi ci sono Melissa, Sabina e Valentina, supervisori, che gestiscono da vicino la parte logistica del lavoro. Infine c’è la sezione operativa, impegnata nelle attività fisiche di trasporto e collocamento. In tre anni, hanno lavorato nella gestione dell’archivio in dieci tra detenuti ed ex detenuti. Anatoli, Kais e Massimo, solo per citarne alcuni.
Molti hanno già interamente scontato la loro pena, sono uomini liberi e ottimi lavoratori. Come Francesco e Walter.

All’inizio c’era diffidenza nei confronti loro, nonostante Rossella, presidente di Altra Città, abbia organizzato un incontro di presentazione all’interno dell’Istituto. Poi però si rompe il ghiaccio, ci si conosce e si finisce per affezionarsi.
Walter ad esempio lavora lì da due anni, dal settembre del 2014: “non ho mai lavorato così tanto”, racconta sorridendo. Ha iniziato a collaborare con Altra Città quando ancora era
dentro il carcere, svolgendo prima un periodo di volontariato nella biblioteca e occupandosi di digitalizzazione e rassegna stampa poi.

Oggi è un uomo libero e lavora in pianta stabile presso l’archivio dell’Istituto. “Ero appena uscito e mi sentivo un po’ disorientato, soprattutto nel relazionarmi con le persone”, aggiunge.
Si è ambientato presto però, il lavoro aiuta anche in questo.
Tra selezione e sfoltimento procede la mattinata. Verso le undici, la squadra si trasferisce nel padiglione di chimica, dove l’ente svolge i controlli sugli alimenti. All’ultimo piano dell’edificio si trova una soffitta piena di documenti in cerca di collocazione: pane per i denti della squadra.

C’è parecchio lavoro da fare, così Sabina e Valentina coordinano le operazioni mentre Francesco e Walter riempiono un montacarichi con scatoloni da portare nell’archivio di deposito. Lì le scatole vengono aperte e i documenti visionati uno a uno, si comunica il contenuto e si procede a sfoltire e quindi catalogare il tutto.

La gestione dell’archivio è un’attività fondamentale, soprattutto per un ente di ricerca. Non ci sono solo scartoffie burocratiche in attesa di essere smaltite dopo alcuni decenni, vengono conservati anche i risultati delle analisi e degli studi realizzati. Tutto ciò richiede professionalità e precisione, e la cooperativa risponde a questa esigenza.

Oramai, infatti, sono diversi anni che Altra Città si è specializzata nel settore. Un faldone dopo l’altro, nulla passa inosservato e ogni documento deve essere collocato definitivamente. Si crea così altro spazio, altre scatole da prendere in gestione.
Altro lavoro da svolgere, sempre dal carcere al territorio, a dimostrazione che un altro modo di vivere questa città è non solo possibile, ma funziona.

(a cura di Dario Amodeo)

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